Il Contropremio
E' in libreria "IL CONTROPREMIO, storia di una lettera
di Giambattista Vicari ai redattori del Caffè e ad altri amici
scrittori", di Anna Busetto Vicari, Rimini, Raffaelli Editore, 2009.
Casino del Sole, 24 Giugno 1970
Cari amici,
vi scrivo da Montecalvo in Foglia ( nel Montefeltro, vicino a Urbino ). Non
cercatemi a Roma, in via della Croce, né da Cesaretto, né a piazza del Popolo.
Sono qua, la casa è freschissima e fuori mi godo la vista delle balle lasciate
dalla mietitrebbia sui campi, e ogni tanto ci passo intorno con la mia
Giulietta Sprint e faccio finta di essere in go-kart. Mi godo molto anche le
querce di cui questa zona è ricchissima, al contrario di Piazza di Spagna. Ce
n'è una che fa ombra alla casa: è bellissima e centenaria, e giorni fa l'ho
salvata dalla processionaria.
La casa dove abito con i miei è un po' in basso, vicino al fiume,
ma basta superare due curve e si apre la vista al meglio del Montefeltro.
I calanchi a destra e a sinistra, trattenuti un po' dalle
ginestre, lasciano lo sfondo al monte Carpegna, e ai Sassi Simone e Simoncello.
In avamposto, vicino a noi, c'è la Torre Cotogna, dove si scontravano i
Montefeltro e i Malatesta. Urbino è vicinissima.
Ma adesso vi dico perché vi scrivo: voglio farvi un invito e sono
curioso di sapere quanti di voi troverò liberi da impegni di mostre,
presentazioni di libri, convegni e premi. Qui non ce n'è.
Io sono libero e vi vorrei tutti qua, il 23 Luglio, per il
Contropremio.
Con affetto
Giambattista Vicari
...
Il Maestro Gavazzeni gli
rispose:
Gentile Vicari,
il suo invito mi fa un
po’ pensare a quei Maestri dei tempi andati, che se si andava a trovarli quelli
dicevano: ”<< Si accomodi, desidera un caffè? Debbo farle una
sonatina?>> Così erano allora, oggi invece sembran tutti aquile malate,
per il processo di crescente solennizzazione subìto nel frattempo dall’arte che
ha sciaguratamente elevato e insieme intristito l’attività artistica … le due
cerimoniose interrogazioni- il caffè e la sonatina- sono lo specchio di una
dimensione perfetta, dove si equilibrano il costume morale del compositore e
l’autonomia della musica”. Verrei volentieri, caro Vicari, a prendere il
suo Caffè, e vederla dirigere la sua intemperante orchestra, ma sono
impegnatissimo tutta l’estate con la mia.
Suo Gianandrea Gavazzeni
Anche Wilcock
rispose affettuosamente:
Caro G.B.,
potremmo
morire lo stesso anno io e Lei per come vediamo le cose: che più sono serie più
fanno ridere, e più sono ridicole e più vanno prese sul serio. “Bisognerebbe
dare il premio degli umoristi a Bassani, a Tecchi, a G.Bellonci o Guido
Calogero…”
Non verrò da voi, ma ci sarò comunque al suo Caffè. Mi aiuta a finire questo
secolo: ho appena abbandonato l’altro e sto pensando a come sarà quello nuovo:
“ Girate, girate,
cavalli di legno,
ho visto ciò che l’uomo credette di vedere
una raffineria metallurgica sotto l’aurora boreale
distesa sui colli di neve verde pallida.
Qui
parla Marx, parla Paine, parla lo
scienziato svedese Nobel,
il
nuovo secolo riconcilierà i contrari
in un
abbraccio casto come la fine del mondo.”
Sa – Vicari - qui in Italia tutto si trasforma, o così sembra, di
continuo, pare che si cambino aria e parole assieme, invece in Argentina è
un’altra cosa, infatti “l’aria di Buenos Aires
possiede una consistenza colloidale particolarmente adatta alla
trasmissione impeccabile di voci false … le bugie vengono trasmesse con
perfezione fotografica”.
Se ci inventassimo le cose concrete invece di concretizzare quelle inventate,
chissà … magari rideremmo quando non c’è niente da ridere e all’incontrario.
Eh sì, caro Vicari, la mia culla è argentina ma la mia risata no.
Suo Wilcock
(continua ...)
